Il nuovo Rapporto annuale di Amnesty International del 2008 mostra con tristezza i fallimenti dei leader mondiali nella tutela dei diritti umani e chiede che i governi si assumano l’impegno di cambiare rotta.
"Le
crisi dei diritti umani in Darfur, Zimbabwe, Gaza, Iraq e Myanmar richiedono un’azione immediata – ha dichiarato in occasione della presentazione del Rapporto, Paolo Pobbiati – l’ingiustizia, la disuguaglianza e l’impunità sono i tratti significativi del mondo di oggi. I governi devono agire subito, per colmare il divario crescente tra ciò in cui si impegnano e quello che fanno".
L'appello è rivolto ai paesi occidentali: Amnesty chiede agli
Stati Uniti di chiudere Guantanamo e tutte le strutture detentive segrete, di processare i prigionieri secondo procedure eque oppure rilasciarli e respingere l’uso della tortura e dei maltrattamenti. Mentre all’
Unione Europea chiede di indagare sulla complicità dei suoi stati membri nelle rendition di sospetti terroristi e pretendere dai paesi membri il medesimo rispetto dei diritti umani che chiede agli altri stati del mondo.
L’organizzazione per i diritti umani si rivolge anche ai paesi emergenti come la
Cina che dovrà rispettare gli impegni assunti in occasione dell’assegnazione delle Olimpiadi, consentendo piena libertà d’espressione e di stampa e ponendo fine alla rieducazione attraverso il lavoro. Alla
Russia Amnesty chiede
, invece, maggiore tolleranza verso il dissenso politico e nessuna indulgenza per le violazioni dei diritti umani in Cecenia.
In occasione della presentazione del Rapporto 2008, è stato dato spazio all’analisi della
situazione italiana. L'accusa più dura di Daniela Carboni, direttrice dell’Ufficio campagne e ricerca della Sezione italiana di AI, va alle istituzioni e a tutti gli schieramenti politici responsabili di aver dato legittimazione ad un linguaggio razzista. Di questo linguaggio ne sono state un'ulteriore dimostrazione le dichiarazioni stigmatizzanti ai danni di gruppi di persone sulla base della nazionalità o appartenenza etnica che, nei giorni scorsi, hanno accompagnato la discussione dei provvedimenti del pacchetto sicurezza.
Daniela Carboni è stata molto chiara: "Il pacchetto sicurezza viola gli standard internazionali dei diritti umani".
Tra le misure citate nel corso della conferenza stampa quella che colpisce i
rifugiati. Con amarezza, Carboni ha ricordato che solo all’inizio del 2008 era stato ottenuto un risultato positivo in termini di rispetto degli standard internazionali dei diritti umani, ovvero l’effetto sospensivo dell’espulsione di un richiedente asilo durante il ricorso. Tale miglioramento, con le nuove misure adottate dal Consiglio dei ministri, sarà abrogato facendo precipitare il richiedente asilo di nuovo nella irregolarità.
Di fronte alla negazione dei diritti a specifici gruppi di popolazione, ha detto Carboni , "per contrasto le istituzioni italiane non sentono l’urgenza di introdurre misure efficaci contro la
tortura né fermare le
esportazioni di armi verso paesi in cui vi sono bambini soldato".
Infine, un accenno agli
accordi bilaterali segreti tra Italia e Libia. "Cosa ha chiesto l’Italia alla Libia in materia di diritti umani?", domanda Amnesty International. E ancora: "Cosa succede ai migranti quando vengono fermati dalle forze di sicurezza libiche nei pattugliamenti lungo le coste finanziati con i soldi pubblici italiani?".
Amnesty International, Rapporto annuale 2008