Gran parte dei detenuti nelle carceri italiane è di nazionalità straniera. Tale percentuale raggiunge anche l’85% nelle carceri del nord Italia. A denunciarlo il DAP, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, in un rapporto inedito che si interroga sull’azione di reinserimento delle carceri in situazioni di sovraffollamento e a fronte di periodi di detenzione brevissimi.
Gli stranieri nelle carceri italiane rappresentano il 38% della popolazione carceraria. Nel 2007 su 94mila nuovi ingressi, 45mila erano di stranieri. Provengono principalmente dai paesi nord africani e dalla Romania – i rumeni sono il 73% dei detenuti comunitari. La media di detenuti stranieri nel Nord Italia è del 70% mentre al Sud gli italiani rappresentano ancora la maggioranza. A Roma la percentuale di stranieri rappresenta il 50% della popolazione carceraria.
Per il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria - DAP - la situazione dei reclusi stranieri rappresenta "un problema nel problema del sovraffollamento". Il carcere ha una funzione di rieducazione ma spesso gli arresti avvengono per piccoli reati, giudicati per direttissima, con pene basse e scarcerazioni immediate, con un continuo ricambio e mettono in difficoltà il sistema carcerario e la sua azione di reinserimento. A differenza dei detenuti italiani la percentuale di stranieri che scontano una condanna definitiva è molto bassa, circa il 34%, tutti gli altri sono in attesa del primo processo, dell’appello o della Cassazione.
Un reato comune commesso dagli stranieri è la violazione della legge Bossi Fini sull'immigrazione: non lasciare il territorio a seguito di notifica di un provvedimento di espulsione è reato, punito con la reclusione da uno a quattro anni. Per tale reato ogni anno entrano in carcere circa 12mila persone con condanne inferiori a 12 mesi. Una volta usciti hanno buone probabilità di reiterare lo stesso crimine: permanere in Italia in stato di irregolarità.
La legge Bossi Fini prevede la possibilità di espellere direttamente dal carcere i cittadini stranieri detenuti a seguito di nulla osta da parte dell’autorità giudiziaria in sostituzione di pene detentive – anche residue - sotto ai due anni ma per la procedura e i costi da sostenere, si denuncia dalle pagine del Corriere della Sera, non valgono i risultati che sono molto bassi: 282 espulsi dal carcere nel 2007, 158 nei primi cinque mesi del 2008.
Durante il periodo di carcere, i detenuti sono tali indipendentemente dalla loro nazionalità e per questo hanno tutti il diritto di accedere ai benefici e alle misure alternative alla pena volti ad un loro reinserimento nella comunità. I domiciliari, ad esempio o un lavoro ma scontata la pena e avviato un percorso di inserimento sociale non c’è alcun diritto, per uno straniero che ha pagato i conti con la giustizia, di ottenere un permesso di soggiorno e si è condannati ad un’altra pena: l’irregolarità.
Il Sappe, Sindacato autonomo di polizia penitenziaria, allarmato per il numero di cittadini stranieri nelle carceri italiane, chiede al Governo di avviare le trattative con i paesi esteri da cui provengono la maggior parte dei detenuti affinché scontino la pena nei paesi d'origine. “Un detenuto costa infatti in media oltre 250 euro al giorno allo Stato italiano” ha dichiarato il segretario generale del Sappe, Donato Capace “garantire una piccola parte di questa cifra allo Stato Estero che si impegna a detenere nelle sue carceri, fino a fine pena, chi ha compiuto dei reati sul nostro territorio porterebbe molti benefici tra i quali l'interesse dello Stato Estero affinché venga scontata tutta la pena nelle sue carceri poiché assicurerebbe una buona contropartita economica”.