Cooperativa Be free (a cura di)
“Dossier sull’esperienza di sostegno a donne nigeriane trattenute presso il Cie di Ponte Galeria e trafficate attraverso la Libia”
2009
pp. 12
Nel viaggio della speranza verso l’Italia moltissime donne nigeriane sono costrette a prostituirsi in case chiuse in Libia per poi continuare a essere sfruttate in Italia. La denuncia arriva dalla Cooperativa Be free che nella sua attività di sportello di consulenza e assistenza psico-sociale e legale presso il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria di Roma ha raccolto le testimonianze di alcune cittadine straniere e realizzato un dossier in cui racconta i meccanismi della tratta degli esseri umani.
Dai racconti raccolti dalle operatrici della Cooperativa Be free emerge che molte donne africane, soprattutto nigeriane, trattenute nel Cie romano sono state condotte in Italia illegalmente attraverso un viaggio molto lungo che prevede una lunga tappa in Libia, dalle cui coste sono imbarcate su carrette del mare con destinazione Lampedusa.
Per individuarle i trafficanti vanno nei villaggi di origine e selezionano le donne delle fasce più deboli della popolazione: orfane, vittime di maltrattamento o violenza all’interno della famiglia, ragazze senza alcuna risorsa economica. In alcuni casi il reclutamento è ad opera della maman che poi provvederà a sfruttarle una volta arrivate a destinazione.
Il percorso per l’Italia dura spesso mesi e prevede alcune tappe attraverso la Nigeria, il Niger, il Chad e la Libia dove le donne sono costrette a prostituirsi in case chiuse a Tripoli e dintorni per ripagare il debito del viaggio. Qui, quelle che si ribellano, vengano torturate e violentate. Nei rapporti a cui sono costrette non possono usare contraccettivi diventando vittime di aborti clandestini procurati con calci nello stomaco o cocktail di farmaci.
Ma non finisce qui. Dalla testimonianze emerge che la catena dello sfruttamento non si spezza neanche una volta trattenute nei Centri di identificazione. Molto spesso infatti le donne continuano a essere contattate attraverso i cellulari dagli sfruttatori che arrivano a prelevarle all’uscita dal Cie.
Per queste donne, la Cooperativa Be free chiede forme di protezione anche qualora il crimine non sia avvenuto sul territorio italiano, estendendo quanto prescritto dall’articolo 18 del testo unico sull’immigrazione che prevede il rilascio di un permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale a chi decide di uscire dai circuiti dello sfruttamento.
Dossier sull’esperienza di sostegno a donne nigeriane trattenute presso il Cie di Ponte Galeria e trafficate attraverso la Libia