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Romeni e bulgari: nuovi diritti per i neocomunitari (aggiornato)

Grazie all’ingresso di Bulgaria e Romania l’Unione Europea dal 1 gennaio 2007 si è allargata a 27 Stati membri. I nuovi cittadini non sono più soggetti alle disposizioni del Testo Unico per l’Immigrazione ma alle norme nazionali ed europee appositamente dedicate ai cittadini comunitari. Restano in vigore anche per il 2008 le restrizioni al soggiorno e alla libera circolazione dei rumeni e bulgari per lo svolgimento delle attività lavorative che non rientrano nei settori produttivi liberalizzati.



Romania e Bulgaria, paesi candidati ad entrare nell’Unione Europea dal 2004, hanno fatto il proprio ingresso tra i 25 il 1 gennaio 2007 portando il numero degli Stati membri a 27.
Paesi per decenni sotto la cortina di ferro e l’influenza sovietica, ponte verso l’Occidente per costumi, storia, legami economici e flussi migratori, con la caduta del muro di Berlino e lo sgretolamento dell’URSS hanno faticosamente iniziato, in particolare la Romania, un difficile percorso di risanamento politico e soprattutto economico-finanziario, con profonde crisi al loro interno che hanno portato all’emigrazione di massa dei cittadini nel miraggio di trovare nei paesi dell’Unione condizioni di vita migliori.

L’apertura delle porte della “Fortezza Europa” non è stata tuttavia incondizionata perché molti paesi membri, Italia compresa, hanno previsto delle limitazioni alla libera circolazione dei nuovi cittadini, nel timore di una possibile “invasione” da molti paventata in vista dell’allargamento dell’Unione.
Nel nostro Paese infatti la questione dei rumeni presenti sul territorio nazionale è stata oggetto di ampi dibattiti e scontri spesso ideologici anche alla luce dei tragici fatti avvenuti nel 2007 con gli omicidi a roma di Vanessa Russo e di Giovanna Reggiani : le stime al 31 dicembre 2006 diffuse dal Dossier Caritas – Migrantes, fotografano una comunità rumena in crescita esponenziale, divenuta negli ultimi anni la realtà straniera più significativa in termini di presenze  con 355.997 regolari pari, al 15,1% dell'intera popolazione straniera.
Rispetto ai rumeni irregolari individuati dalle forze dell'ordine,  nel 2006 sono stati eseguiti 14.444 rimpatri mentre 21.889 sono rimasti sospesi.
Preoccupante il dato dei minori stranieri non accompagnati presenti sul territorio nazionale, che risulterebbero almeno pari ad un terzo dei 6mila ragazzi censiti dal Comitato interministeriale dei minori stranieri che tuttavia dal 2007, anno di entrata della Romania nell'UE, non registra più le presenze dei minori cittadini del paese neocomunitario

Diritti di soggiorno e circolazione
Tra le conseguenze dirette dell’ingresso di Romania e Bulgaria nell’Unione Europea senza dubbio la cessazione dell’applicazione del Testo Unico sull’Immigrazione a partire dal 1° gennaio nei loro confronti e, in quanto cittadini comunitari, l’attuazione delle disposizioni fissate dal D.P.R. 54/2002 in materia di circolazione e soggiorno dei cittadini degli Stati membri dell'Unione europea e dalla normativa nazionale ed europea specificamente rivolta ai cittadini comunitari.
I due Stati hanno acquisito solo in parte l’acquis di Schengen rispetto all’abolizione dei controlli alle frontiere interne ed esterne, ma fin d’ora applicano le disposizioni comunitarie relative alla cooperazione giudiziaria e di polizia in materia penale.
Sul fronte economico – monetario l’ingresso nell’area Euro sarà sancito solo nei prossimi anni sulla base del raggiungimento dei parametri economici e monetari di Maastricht, basti considerare che la Slovenia ha adottato la moneta unica il 17 gennaio 2007 mentre Cipro e Malta dal 1 gennaio 2008, tutti paesi entrati nell’Unione nel maggio 2004.

I rumeni e i bulgari in quanto cittadini comunitari non sono più soggetti ad espulsione e i provvedimenti ancora pendenti nei confronti degli irregolari presenti in Italia prima del 2007 sono destinati a cadere, salvo non ricorrano motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica.

Il 1° gennaio 2007 ha segnato pertanto uno spartiacque storico per Romania e Bulgaria, pur in presenza di un sistema transitorio di libero soggiorno e di limitazione nell’accesso al mercato del lavoro, che è stato prorogato anche per l'anno 2008.
Il Governo Italiano ha previsto infatti anche per quest'anno il mantenimento di un "regime binario" prima di liberalizzare completamente l’accesso al mercato del lavoro per i cittadini rumeni e bulgari.

La circolare 1 del 4 gennaio 2008 del Ministero dell’Interno e del Ministero della Solidarietà Sociale specifica le modalità per la presentazione della richiesta di nulla osta per l’accesso al mercato del lavoro per i cittadini della Bulgaria e della Romania. I datori di lavoro che intendono assumere, in determinati settori produttivi, i cittadini neo-comunitari dovranno, per tutto il 2008, chiedere il rilascio di specifica autorizzazione.

La circolare riprende quanto già previsto dalle circolari del 28 dicembre 2006 e del 3 gennaio 2007 in materia di accesso al lavoro dei cittadini neocomunitari e predispone che la domanda di nulla osta sia redatta su apposito modello ed inviata tramite raccomandata a/r allo Sportello Unico per l’Immigrazione competente.

Dal 2007 è infatti scattata la libera circolazione dei soli lavoratori impiegati nel settore agricolo, turistico alberghiero, domestico e dell’assistenza alla persona, edilizio, metalmeccanico, dirigenziale e altamente qualificato o che lavorano stagionalmente ovvero a titolo autonomo e la parità di condizioni con gli altri cittadini comunitari.
Per i datori di lavori che operano in questi settori produttivi liberalizzati decade l'obbligo di a presentare l’istanza di nulla-osta al lavoro subordinato allo Sportello Unico per l'Immigrazione delle Prefetture territorialmente competente come è tutt'ora previsto per gli altri lavoratori stranieri e per le domande già inoltrate dai lavoratori rumeni e bulgari fino al 2006, si è proceduto all'archiviazione d’ufficio.

Per gli altri ambiti di lavoro che ancora rinetrano nel regime transitorio, tuttavia residuali se si considera che l’80% circa di questi lavoratori è impiegato nelle aree del lavoro domestico, assistenza alla persona e nell’edilizia, l'assunzione avviene sulla base di una procedura semplificata: i datori di lavoro dovranno compilare appositi moduli riservati ai nuovi cittadini comunitari (mod. sub neocomunitari), scaricabili dai siti del Ministero dell'Interno e delle Politiche Sociali e presentare la documentazione richiesta, tramite raccomandata postale, allo Sportello Unico per l'Immigrazione della provincia dove verrà svolta l'attività lavorativa. Tale ufficio, previa verifica delle condizioni contrattuali da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, procederà al rilascio del nulla-osta che il lavoratore rumeno o bulgaro dovrà presentare in Questura per  la richiesta della carta di soggiorno, o direttamente o tramite gli uffici postali.
Resta in vigore l’obbligo per i datori di lavoro di dare comunicazione ai Centri per l'Impiego e agli Enti Previdenziali del lavoro INAIL e INPS dell'avvenuta assunzione, secondo le previsioni normative nazionali. Decade pertanto il precedente sistema delle quote numeriche fissate annualmente dal Governo tramite apposito Decreto flussi per i lavoratori neocomunitari, introdotto nel 2004 per regolare l’ingresso dei lavoratori di 8 dei 10 Stati membri (ad esclusione di Cipro e Malta).

Diritti di famiglia
In quanto cittadini comunitari, i rumeni e bulgari che voglio farsi raggiungere in Italia da figli e coniuge non devono più presentare richiesta di nulla osta al ricongiungimento familiare presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione ma è sufficiente che presentino la richiesta del visto di ingresso direttamente presso le rappresentanze diplomatico-consolari italiane all'estero; anche in questo caso se ancora sono pendenti delle domande presso lo Sportello Unico, le stesse verranno archiviate d’ufficio.

Diritto alla salute
Questione particolarmente delicata rispetto al nuovo status giuridico di cittadino comunitario,  riguarda il settore dell’assistenza sanitaria, soprattutto nei confronti di coloro che, già presenti sul territorio italiano come irregolari, usufruivano delle prestazioni del SSN attraverso il cosiddetto tesserino STP (Straniero temporaneamente presente).  
Il 13 febbraio 2007 il Ministero della Salute ha emanato una Circolare relativa all'Assistenza sanitaria rivolta ai cittadini provenienti dalla Romania e Bulgaria, contemplando anche il caso di coloro che sono privi di copertura.
In considerazione delle sussistenza del regime transitorio alla libera circolazione dei neocomunitari e del fatto che in base alle leggi vigenti lo status di cittadino UE non permette il ricorso al tesserino STP (Straniero temporaneamente presente), venendosi così a creare una situazione discriminatoria rispetto agli altri cittadini stranieri irregolari che comunque usufruiscono di assitenza medica, la Circolare ministeriale ha previsto anche a favore dei rumeni e dei bulgari non ancora in grado di regolarizzare la propria posizione assistenziale, il diritto a ricorrere al codice STP per cure urgenti ed essenziali, ancorché continuative e per quelle specialistiche per tutto il 2007 e il 2008.

Rispetto alla tutela della salute, l’ordinamento italiano prevede poi una disciplina specifica nei riguardi dei cittadini comunitari residenti in Italia e provvisti di titoli di soggiorno in corso di validità, in quanto l’assistenza sanitaria è garantita da un “modello CEE” (E 106 per lavoratori in missione, E 121 per i pensionati) o, in mancanza, dalla “TEAM” (Tessera europea di assicurazione malattia o European health insurance card) o da un attestato equipollente che permette di accedere alle prestazioni sanitarie urgenti e necessarie, anche in caso di soggiorno temporaneo per vacanza, studio o lavoro. Questa tessera sanitaria va richiesta al proprio Paese e il rilascio è subordinato alla sussistenza di specifici requisiti, nel caso della Romania ad esempio è possibile ottenerla solo se il cittadino abbia versato almeno 5 anni di contributi al Fondo nazionale di Sanità, pari a circa 900 euro. Qualora il cittadino comunitario interessato – nella fattispecie il rumeno o bulgaro – non presenti neppure tale documento, è tenuto a provvedere autonomamente al pagamento delle prestazioni richieste, salvo poi chiedere il rimborso in forma indiretta alla propria istituzione.
L’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale è infatti possibile per i comunitari residenti in Italia solo a seguito dell’ottenimento della “Carta di soggiorno UE” che deve essere richiesta trascorsi tre mesi dall’ingresso in Italia, inoltrando domanda alla Questura territorialmente competente o agli sportelli degli Uffici Postali italiani abilitati.
In caso di richiesta della Carta per motivi di lavoro, è sufficiente dimostrare un’occupazione regolare mentre negli altri casi sono richiesti sufficienti mezzi di sussistenza e la copertura delle spese mediche, attraverso l’iscrizione annuale al Servizio sanitario o la sottoscrizione di assicurazione privata.
Con una nota del 19 febbraio 2008 il Ministero della Salute ha precisato che l’assistenza sanitaria deve essere garantita anche ai cittadini rumeni e bulgari privi di copertura sanitaria e di STP,in virtù dell’art. 32 della Costituzione italiana.
Le Regioni Piemonte, Marche e Lazio hanno adottato a loro volta circolari che riconoscono l'accesso alle e cure ambulatoriale urgenti ed essenziali anche ai cittadini comunitari "non in regola" con le condizioni di soggiorno e privi di tessera TEAM e di copertura sanitaria, a parità di trattamento con i cittadini extracomunitari irregolari.

Titolo di soggiorno
Dall'11 aprile 2007, con l'entrata in vigore del Decreto legislativo 30/2007 relativo al diritto dei cittadini dell'Unione Europea e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri, é stata ampiamente riscritta la precedente normativa (DPR 54/2002).
Per i soggiorni al di sotto dei tre mesi non è più prevista alcuna formalità per il soggiorno mentre per periodi superiori è necessario procedere all´iscrizione anagrafica presso il Comune di abituale dimora in luogo della precedente "carta di soggiorno per cittadini UE".
Per procedere all'iscrizione anagrafica, occorre essere in possesso di un documento d'identità valido per l'espatrio rilasciato dal proprio Paese, dell'autocertificazione della residenza, di una documentazione attestante l'attività lavorativa svolta in Italia o in mancanza la disponibilità di sufficienti risorse economiche per non gravare sui servizi sociali nazionali e il possesso di un'assicurazione sanitaria.
Queste ultime due condizioni per tutto il 2008 resteranno ancora disapplicate per i cittadini rumeni e bulgari, che potranno beneficiarne alla scadere del regime transitorio.

Il 2 marzo 2008 è entrato in vigore il decreto legislativo 32/2008 che ha modificato alcune norme relative all’ingresso e al soggiorno dei cittadini comunitari in Italia previste dal decreto 30/2007.
Tra le novità più rilevanti la previsione, anche per i cittadini UE, della presentazione della "dichiarazione di soggiorno". Si tratta di un adempimento tuttavia non obbligatorio e il cittadino comunitario, al momento dell’ingresso, può scegliere se dichiarare la propria presenza ad un ufficio di polizia.
In mancanza di tale dichiarazione, ad un eventuale successivo controllo, si presume, tuttavia, che il cittadino UE sia in Italia da oltre tre mesi e per questo, se non correttamente iscritto all’anagrafe, può rischiare di essere allontanato se non dimostra di avere un motivo per il soggiorno e di disporre di mezzi sufficienti.

Aggiornato il 7 luglio 2008

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