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Il Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR)

Il Direttore del Servizio Centrale del Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) Nadan Petrovic ci offre una panoramica sul sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti asilo, rifugiati e dei cittadini che godono di protezione umanitaria attraverso l’istituzione dello SPRAR e del Servizio Centrale che riunisce e coordina i progetti di accoglienza, assistenza ed integrazione gestiti a livello locale dagli Enti territoriali.



La tematica dell’accoglienza dei richiedenti asilo e rifugiati in Italia a partire dalla fine degli anni ’90 è stata oggetto di importanti interventi a livello nazionale e locale volti alla sistematizzazione degli interventi previsti sul territorio nazionale, fino ad allora fortemente settoriali ed isolati.
Si sentiva infatti la crescente necessità di mettere in rete le esperienze, le competenze ed i progetti attivati nei Comuni italiani impegnati nel far fronte alle problematiche connesse alla prima accoglienza e all’avvio di processi di integrazione a favore dei richiedenti asilo giunti in Italia ed in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato.
Nell’ottobre 2000 il Ministero dell'Interno, l'Associazione Nazionale dei Comuni Italiani (ANCI) e l'UNHCR stipulano un Protocollo di intesa e nell’aprile dell’anno seguente avviano il Programma Nazionale Asilo (PNA), un progetto sperimentale diretto a costituire sul territorio nazionale una rete integrata di interventi per l'accoglienza e il loro sostegno all'integrazione, con oltre 200 Comuni coinvolti ed una rete attivata di 63 progetti territoriali. L’esperienza maturata negli anni dal PNA è confluita nel Sistema di Protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), istituito dalla Legge Bossi – Fini che ne capitalizza l’esperienza innovativa, ampliando la sua sfera di azione ed intervento.
Il Sistema è composto dagli Enti locali che prestano servizi finalizzati all’accoglienza dei richiedenti asilo e alla tutela dei rifugiati e degli stranieri destinatari di altre forme di protezione umanitaria che accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo (FNPSA) istituito dalla medesima Legge.
A livello locale lo SPRAR mette in rete progetti di assistenza, tutela ed integrazione socio-economica promossi dagli Enti locali attraverso l’attivazione di reti territoriali che impegnano organizzazioni non governative di settore, enti ed organismi con esperienze e competenze in ambito sociale e produttivo.

Per l’anno in corso, 97 sono gli Enti locali che hanno aderito al Sistema, per una copertura territoriale di 65 province e 19 Regioni italiane.
I progetti attivati nel 2007 sono 105, di cui 84 ordinari e 21 per categorie particolarmente vulnerabili – minori, disabili, anziani, donne in stato di gravidanza o delle persone vittime di violenza fisica, sessuale o psicologica – che portano ad una disponibilità di 2.426 posti in accoglienza, all’interno di centri o di strutture abitative autonome per singoli o nuclei familiari, a seconda delle peculiarità territoriali dei singoli progetti.

Oltre che per l’estrema capillarità, il Sistema si caratterizza infatti per il coinvolgimento di Comuni che presentano notevoli diversità in merito alle caratteristiche socio-economiche del loro territorio e alla loro dimensioni, basti pensare che si passa dall’area metropolitana di Roma che “mette a disposizione” per il Sistema 150 posti” al piccolo comune di Chiesanuova che con i suoi 231 abitanti mette a disposizione del Sistema 15 posti, come nei casi di altri 49 Enti locali finanziati.

Nonostante il sottodimensionamento delle risorse, nel corso degli anni il Sistema di Protezione ha cercato di costruire una rete di sostegno che favorisse l’integrazione dei beneficiari richiedenti asilo, rifugiati e persone con permesso di soggiorno umanitario (RARU) nel tessuto sociale.
Accanto ai servizi di accoglienza/assistenza (ospitalità in struttura, assistenza legale, assistenza medica, mediazione culturale, ecc) sono stati infatti dapprima sperimentati e poi sistematizzati servizi integrati di formazione linguistica e professionale, inserimento socio-lavorativo e socio-abitativo.
Un importante apporto all’attivazione di questi positivi percorsi è stato fornito dai progetti europei Integ.r.a ed IntegRARsi, gestiti dall’ANCI con il coordinamento del Ministero del Lavoro e degli Affari Sociali, in collaborazione con i principali soggetti che operano per l’integrazione dei richiedenti asilo e rifugiati.
Il coordinamento nazionale dei progetti territoriali è gestito dal Servizio Centrale, istituito dal Ministero dell’Interno e da questo affidato all’ANCI: il Servizio Centrale di informazione, promozione, consulenza, monitoraggio e supporto tecnico agli Enti locali provvede alla formazione e all’aggiornamento degli operatori dei progetti, gestisce la banca dati degli interventi realizzati a livello locale ed opera affinché le buoni prassi attivate nelle singole realtà diventino patrimonio comune e condiviso e i servizi offerti garantiscano alti standard di qualità, in una logica di relazione continua tra il centro e la periferia.
Il Servizio Centrale cura inoltre e coordina l’ammissione e l’ingresso dei beneficiari nei progetti territoriali fino ad esaurimento dei posti disponibili previsti annualmente con Decreto del Ministero dell’Interno, monitorando in tempo reale la situazione dei singoli progetti per un pronto inserimento dei RARU all’interno delle strutture.

Il Decreto Legislativo 140 del 30 maggio 2005, dando attuazione alla direttiva 2003/9/CE sulle norme minime relative all'accoglienza dei richiedenti asilo negli Stati membri, prevede che al richiedente asilo non sottoposto a provvedimenti di trattenimento, debba essergli rilasciato un permesso di soggiorno che garantisce la sua regolare presenza sul territorio italiano. Qualora lo stesso risulti privo di mezzi sufficienti atti a garantire una qualità di vita adeguata per la salute e per il sostentamento di sé e dei suoi familiari, ha accesso con i suoi congiunti alle misure di accoglienza disposte dallo SPRAR.
La valutazione della insufficienza di tale disponibilità viene effettuata, su domanda dello stesso interessato, dalla Prefettura territorialmente competente rispetto al luogo di presentazione della domanda d’asilo. La legge prevede che misure di accoglienza accordate dallo SPRAR abbiano termine al momento della comunicazione della decisione sulla domanda di asilo fatto salvo una loro proroga in caso di ricorso giurisdizionale avverso la decisione di rigetto, con l’accesso all'accoglienza limitata al solo periodo in cui non gli e' consentito il lavoro ovvero nel caso in cui le condizioni fisiche non gli consentano il lavoro.

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