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‘UnderRadio – la web radio under 18 contro le discriminazioni’ è un progetto a carattere educativo per coinvolgere giovani studenti italiani e di origine straniera in azioni di sensibilizzazione, informazione e comunicazione sui temi dell’integrazione e del contrasto a tutte le forme di discriminazione e intolleranza. Ne parliamo con il Coordinatore nazionale del progetto per il Dipartimento Educazione di Save the Children Italia, Paolo Lattanzio.

Come e quando nasce il progetto ‘UnderRadio’?

Il progetto nasce nel 2011 per l’anno scolastico 2011-2012 con l’obiettivo di realizzare un progetto educativo sui temi dell’integrazione e non discriminazione che avesse al centro la scuola e che parlasse il linguaggio dei giovani attraverso strumenti e mezzi di comunicazione moderni. È per queste ragioni e per mostrare come sia possibile sviluppare percorsi educativi anche con i new media nella scuola italiana, che abbiamo pensato alla web radio e al podcast.

Chi ha aderito al progetto? Quante scuole coinvolge?

Il progetto nella prima annualità è stato finanziato dal Fondo FEI del Ministero dell’Interno ed ha coinvolto 12 scuole secondarie di Roma, dislocate in quelle che vengono definite zone difficili della città Magliana, Tiburtino, Tor Bella Monaca, nonché nel luogo simbolo dell’integrazione della Capitale, l’Esquilino. La sfida era quella di portare proprio in aree che subiscono spesso forti disagi a causa di degrado socio-culturale i linguaggi e le pratiche concrete dell’integrazione. Dopo l’avvio del progetto centrato su Roma, siamo riusciti ad esportarlo e a coinvolgere 36 scuole in tre diverse città: Roma, Napoli e Torino. Ogni redazione radiofonica scolastica è produttrice di propri contenuti, ma al tempo stesso anche parte della programmazione congiunta attraverso un palinsesto condiviso fra le 36 scuole e che va in onda quotidianamente dalle 18 alle 21 e riascoltabile in podcast.

Pensa che i new media possano diventare un valido supporto alla didattica tradizionale?

Credo che i new media siano già un valido supporto alla didattica, pur in un universo complesso ed arretrato come quello della scuola italiana. Esistono infatti sperimentazioni eccellenti e docenti molto preparati che ogni giorno portano i nuovi media in classe e li usano come strumenti didattici. Ma soprattutto, e questo è l’elemento critico, esistono generazioni di nativi digitali che sono completamente immersi in un ambiente mediatico digitale, interattivo e basato sulla partecipazione ai quale la scuola italiana non può più dare le spalle e con il quale deve confrontarsi. La sfida di UndeRadio e dell’approccio educativo che portiamo in classe ormai da tre anni è quella di lavorare non solo sui nuovi media come strumenti della didattica, ma su due ulteriori aspetti.
Il primo è che non è sufficiente la tecnologia, ma serve un approccio completo basato sulla media education, sull’educazione all’uso dei media e sull’educazione con i media al fine di comprendere, in maniera critica, i significati dei messaggi, le loro logiche produttive, le stratificazioni dei significati, i messaggi espliciti ed impliciti, nonché come costruire in prima persona contenuti per i media. Il secondo è che i new media hanno un enorme potere aggregante basato sulla partecipazione, e che quindi creare una web radio contro le discriminazioni significa fare pratica di integrazione sin da quando studenti di tutte le etnie, religioni e provenienze si siedono in redazione attorno allo stesso microfono per decidere i contenuti e la linea editoriale.

Sensibilizzare, informare e comunicare: sono 3 attività in grado di favorire l’integrazione dei cittadini stranieri?

Certo, ma non solo. Sensibilizzare, informare e comunicare sono attività in grado di favorire l’integrazione di tutte quelle fasce che ad oggi sono escluse dai vari contesti di appartenenza nelle grandi dicotomie urbane (uomo-donna, ricchi-poveri, centro-periferia, citta-campagna), in sostanza fra tutti coloro che siamo abituati a definire have VS have not. Queste attività, soprattutto se portate nella scuola italiana, hanno un potere enorme perchè riportano la centralità sui ragazzi, donano loro la possibilità di essere soggetti attivi della vita scolastica e del proprio percorso educativo, aumentano il protagonismo a scuola ma in generale nella società. E credo questo sia un risultato fondamentale per tutti coloro che sono vittima di discriminazione, manifesta o latente. Il Dipartimento Educazione, attraverso attività di formazione in contesti scolastici ed extrascolastici, favorisce la promozione e la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, secondo quanto sancito dalla Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia. Con diverse progettualità si vuole favorire un sistema educativo inclusivo e non discriminatorio che garantisca a tutti i bambini/e e adolescenti l’accesso ad un’educazione appropriata e rilevante, adeguata al loro contesto e alla loro crescita. Promuoviamo una “cultura della partecipazione” favorendo la presa in seria considerazione delle opinioni dei ragazzi e la loro auto-organizzazione nei contesti di riferimento nel rispetto dei principi standard di partecipazione.

Che ruolo hanno le nuove tecnologie digitali nella lotta all’intolleranza e alle discriminazioni?

Le nuove tecnologie sono armi potentissime e pacifiche per la presa di coscienza, per la liberazione dalle oppressioni, per l’azzeramento di distanze fisiche e cognitive come la storia ci insegna. Anche nei nostri contesti urbani hanno questa funzione e permettono di lavorare in maniera preventiva sui conflitti e sull’integrazione, mixando linguaggi e strumenti tecnici con un approccio centrato sull’uso consapevole dei nuovi media; uso che sia sicuro per i ragazzi, aperto e partecipativo, ricco di contenuti e che miri al protagonismo.

http://underadio.savethechildren.it/

 

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