housing lab
Qual è l’abitare del futuro? A questa domanda cerca di rispondere l’associazione HousingLab il cui obiettivo è diffondere buone pratiche, condividere le competenze e la sperimentazione partecipativa nell’ambito dell’abitare sociale e collaborativo. Parliamo di questa realtà con Marta Corubolo e Liat Rogel dell’Associazione HousingLab di Milano.

1.Come e da chi nasce ‘HousingLab’?

HousingLab nasce dalle esperienze che Liat Rogel, Marta Corubolo e Rossella Bearzatto hanno portato avanti su vari progetti legati all’abitare, molto diversi tra loro, ma tutti legati da un elevato grado di sperimentazione attorno ai temi della condivisione di spazi, attività e servizi tra gli abitanti. Alcune di queste attività hanno fatto parte di progetti di ricerca sviluppati all’interno del Dipartimento di Design del Politecnico di Milano. Oggi HousingLab è un’associazione senza scopo di lucro che ha l’obiettivo di promuovere nuovi modi di abitare le città e stili di vita sostenibili attraverso la diffusione delle abitazioni collaborative. HousingLab propone attività di divulgazione e diffusione delle buone pratiche, coaching e formazione per operatori pubblici e professionisti del settore e attività di sperimentazione e co-design con gruppi di futuri coabitanti o organizzazioni che vogliono promuovere progetti di abitazioni collaborative.

2.Lo scorso ottobre ‘HousingLab’ ha organizzato a Milano ‘Experimentdays – Fiera dell’abitare collaborativo’. Quali sono stati i risultati dell’iniziativa e chi ha partecipato?

Experimentdays Milano 2014 è stata la prima fiera dell’abitare collaborativo in Italia, e per noi un primo test per valutare l’interesse a portare innovazione all’interno di un settore come quello immobiliare, in cui i cambiamenti sono molto lenti, nonostante l’urgenza del tema casa e dei settori legati ad essa: cura delle persone, invecchiamento attivo, efficienza energetica e cosi via. Il successo di espositori e di visitatori nella due giorni di fiera è stato per noi la conferma di questa ipotesi e l’opportunità di iniziare a costruire consapevolezza attorno ad una filiera dell’abitare collaborativo che non include solo progettisti e costruttori, ma si allarga a includere abitanti, quartieri e fornitori di servizi collaborativi. La fiera è stata infatti organizzata attorno a 4 aree:

  • Co-abitare | la vita nella casa collaborativa

Facilitatori, amministratori condominiali e gestori sociali, community manager e tutti gli strumenti per la gestione condominiale e collaborativa.

  • Co-progettare | il progetto condiviso

Progetti in corso, architetti e professionisti, facilitatori, designer e community manager.

  • Co-costruire | la realizzazione

Cooperative edilizie, imprese edili, professionisti, strumenti finanziari, istituti di credito e fondazioni.

  • Collaborare | i servizi per la condivisione e la sharing economy

Proposte di servizi per la collaborazione dedicati alla casa e all’abitare: la lavanderia condivisa, il gruppo d’acquisto, la spesa sociale, coworking.

Accanto ai 20 espositori rappresentanti delle 4 aree indicate, sono stati coinvolti 48 relatori nazionali e internazionali in un ricco programma di visite guidate ad abitazioni collaborative, incontri e laboratori. Abbiamo registrato più di 400 presenze giornaliere, con un’affluenza di pubblico specializzato e non.

3. Nuovi modelli abitativi per nuovi modelli di famiglia. Quali tipologie di co-housing avete finora sperimentato? Avete svolto progetti che hanno risposto anche ai bisogni abitativi dei migranti?

Il cohousing è senza dubbio il modello più famoso, ma non è l’unico. Ci piace ricordare come il termine “abitazioni collaborative” si riferisca a tutte le abitazioni partecipative e accessibili, innovative e inclusive. E’ la casa nell’era dell’economia collaborativa, dove agli spazi privati si uniscono luoghi ma anche solo servizi per la condivisione, lo scambio e il consumo consapevole. Anche i condomini tradizionali possono quindi diventare collaborativi. Negli anni, abbiamo partecipato a diverse sperimentazioni. Ad esempio su abitazioni promosse da cooperative di costruzione abbiamo inserito una piattaforma digitale di condominio allo scopo di favorire la collaborazione. Una sorta di social network dei vicini di casa sulla quale ognuno può partecipare a varie attività, promuovere nuove iniziative e organizzare le attività condivise.
Oppure abbiamo lavorato con un gruppo di futuri coabitanti, interessati a sviluppare un cohousing interamente dal basso. Il progetto si chiama Base Gaia e quest’anno poseranno la prima pietra della loro futura casa a Milano.
Non abbiamo ancora avuto l’opportunità di lavorare su progetti che integrano un’offerta abitativa dedicata ai migranti.

4. Si parla molto di cohousing e di abitare sociale, ma cosa significa per HousingLab ‘progettare servizi per l’abitare’?
Per HousingLab significa progettare soluzioni in grado di dare una risposta alle necessità quotidiane che sia non solo efficiente, ma anche piacevole e conviviale e che faccia risparmiare, dove possibile, tempo e denaro. Ci riferiamo ad esempio alla possibilità di avere una babysitter o uno spazio bimbi, di acquistare in gruppo la connessione internet, di poter contare su servizi come il maggiordomo di condominio per le piccole commissioni, oppure su una seconda macchina elettrica condivisa. Fino ad arrivare a servizi più complessi come un sistema di badanti di condominio o specializzati dedicati a fasce di popolazione con bisogni specifici. Altri servizi possono essere invece pensati aperti al quartiere. Per noi progettare questo tipo di offerta significa ricorrere agli strumenti del design dei servizi, e quindi coinvolgere i futuri abitanti e utenti nella progettazione stessa e pensare sistemi capaci di rispondere a dinamiche di gruppo e condivisione.

5. Progetti per il futuro: cosa fare per diffondere al meglio le pratiche di rigenerazione di contesti abitativi esistenti e sostenibiltà sociale?
Lasciarsi ispirare dai buoni esempi che stanno nascendo in tutta Italia, provare a contaminare il proprio condominio attivando piccoli spazi di socializzazione, anche la solita bacheca può trasformarsi in qualcosa di più collaborativo e partecipare ai prossimi incontri che proporremo nei prossimi mesi. Per quanto riguarda HousingLab, stiamo organizzando la prossima edizione di Experimentdays Milano in programma per Ottobre 2015, durante la quale vogliamo allargare e aumentare il numero di appuntamenti del programma culturale. Per questo motivo, invitiamo tutti i lettori a partecipare alla nostra call to action per proporre incontri, interventi e laboratori sul tema delle abitazioni collaborative da mettere in calendario durante Experimentdays Milano. Scriveteci a info@experimentdays-milano.it

 

www.housinglab.it

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