Sono stati presentati il 30 giugno 2015 a Bruxelles i risultati finali di ‘MIPEX 2015. Migrant Integration Policy Index’, lo studio che mette a confronto le politiche di 38 nazioni in materia di immigrazione e integrazione.

L’indice di ricerca MIPEX è uno strumento utile alla misurazione dell’effettiva realizzazione di politiche che favoriscono l’integrazione. Quest’anno la ricerca è stata curata da CIDOB – Barcelona Centre for International Affairs, dal MPG – Migration policy group, e ha visto la Fondazione Ismu – Iniziative e studi sulla multietnicità nel ruolo di referente e coordinatore della rilevazione che riguarda la realtà italiana.

Il MIPEX ha analizzato tutti i paesi dell’UE, oltre a Australia, Canada, Islanda, Giappone, Nuova Zelanda, Norvegia, Corea del Sud, Svizzera, Turchia e Stati Uniti. La ricerca, attraverso l’utilizzo di 114 indicatori che richiamano scelte di politica e prassi amministrativa, ha analizzato otto diverse aree di interesse: mercato del lavoro; ricongiungimenti familiari; istruzione; assistenza sanitaria; partecipazione politica; accesso alla cittadinanza; residenza permanente; antidiscriminazione.

Italia: nella graduatoria di questa edizione del MIPEX il nostro Paese si colloca al 13° posto sul totale dei 38 paesi analizzati, perdendo 3 posizioni rispetto ai risultati della precedente ricerca MIPEX.

Il punteggio complessivo assegnato all’Italia è risultato pari a 59, un punto in meno rispetto alla valutazione di MIPEX III. Il nostro Paese consegue giudizi di eccellenza riguardo alla ‘residenza di lungo periodo’, cioè la tendenza dei migranti a fermarsi e radicarsi nei paesi ospitanti (un punto di forza tipicamente italiano che può essere visto come un primo gradino nel processo che dovrebbe portare all’acquisizione della cittadinanza), e alla ‘salute’, in Italia, infatti, è gratuito l’accesso alle strutture sanitarie, all’assistenza e ai diritti fondamentali della salute.

Punti critici sono invece evidenziati nell’area dell’istruzione, settore in cui l’Italia sembra non riesce a contrastare la dispersione scolastica.

Per ciò che riguarda l’area relativa al mercato del lavoro dalla ricerca emergono diverse criticità: da un lato, numerosi giovani migranti non risultano né inseriti nel mondo del lavoro né inquadrati in un percorso di formazione, dall’altro c’è invece il problema opposto, ossia, non si riesce a soddisfare l’alta formazione degli immigrati, che continuano a svolgere lavori che non sempre rispecchiano il loro livello di studio.

Infine, riguardo al tema della partecipazione politica – in cui l’Italia è sopra le media UE – non si può prescindere dall’assenza del diritto di voto agli immigrati, anche se un dato positivo è l’esistenza e la sempre più diffusa creazione di spazi per organi consultivi per stranieri.

Per informazioni:

www.mipex.eu

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