La CEDU – Corte Europea per i Diritti Umani, con la sentenza del 21 ottobre 2014, ha condannato l’Italia per i respingimenti collettivi verso la Grecia, di 35 migranti provenienti da Afghanistan, Sudan ed Eritrea.

I fatti: tra il 2008 e il 2009, 35 richiedenti asilo, di cui 32 provenienti da Afghanistan, 2 dal Sudan e uno dall’Eritrea, sono giunti in Italia imbarcandosi clandestinamente dal porto greco di Patrasso. I migranti arrivati nei porti di Bari, Venezia e Ancona in seguito al tentativo di identificazione da parte della polizia di frontiera, sono stati immediatamente espulsi dal nostro Paese verso la Grecia dove sono stati reclusi in alcuni centri di identificazione. I 35 ricorrenti si sono rivolti alla CEDU – Corte Europea per i Diritti Umani lamentando una violazione dei diritti alla vita, tra cui quello di non subire trattamenti inumani e/o torture e il divieto alle espulsioni collettive.

La sentenza: la CEDU ha stabilito che Italia e Grecia hanno violato alcune delle norme contenute nella Convenzione Europea a Salvaguardia dei diritti dell’uomo, tra cui ‘il diritto a non essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani e degradanti, il diritto a un ricorso effettivo davanti ad un’istanza nazionale, anche quando le violazioni siano state commesse da persone che agiscono nell’esercizio delle loro funzioni ufficiali e il divieto alle espulsioni collettive di cittadini stranieri’. La CEDU ha ricordato nella sentenza che tutti gli Stati sono tenuti ad esaminare la situazione di ciascuna persona e verificare se la persona sia un richiedente asilo, e se ci sono altri rischi di subire una violazione di altri diritti e applicare il trattenimento più adeguato, che sia l’accoglienza o l’espulsione. Inoltre, la Corte afferma che in base all’aumento dei flussi migratori verso l’Europa non è possibile l’automatica applicazione degli accordi bilaterali tra Paesi UE, in quanto nel caso specifico l’Italia sapeva o avrebbe dovuto sapere che la Grecia ha una bassa percentuale di accoglimento delle richieste d’asilo e che perciò c’era un rischio di rimpatrio con relativi pericoli per la vita e la libertà dei ricorrenti.

La CEDU ha quindi condannato l’Italia per aver proceduto a dei respingimenti collettivi e la Grecia perché nei centri di accoglienza in cui sono stati ospitati i ricorrenti era impossibile vivere a causa delle precarie condizioni igienico-sanitarie.

La CEDU – Corte Europea per i Diritti Umani ha accolto il ricorso di soli 4 ricorrenti.

CEDU, sez. II, 21 ottobre 2014, respingimenti collettivi illegittimi

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