Collaboratori familiari immigrati: 8 su 10 svolgono con piacere il loro lavoro

In Italia sono 750.000 i collaboratori familiari stranieri e costituiscono la categoria più numerosa tra i lavoratori domestici, circa il 35% è composto da cittadini comunitari, mentre il 50% è costituito da cittadini non comunitari. Con la sanatoria 2012 circa 1/3 delle domande di regolarizzazione hanno riguardato l’emersione di collaboratori familiari. Questo è quanto rileva l’Unicredit Foundation in ‘Indagine sull’assistenza familiare in Italia: il contributo degli immigrati’.

In seguito all’entrata in vigore della convenzione OIL 189/2011 (Convenzione sulle lavoratrici e i lavoratori domestici), l’Unicredit Foundation ha ritenuto opportuno fornire un contributo alla migliore conoscenza del fenomeno dei collaboratori domestici. L’indagine ha interessato le aree del centro-nord Italia, in quanto zone in cui si registra una maggiore presenza di lavoratori immigrati, ed ha coinvolto 606 assistenti familiari stranieri.

Negli anni ’60 i cittadini stranieri inseriti nel settore domestico erano appena 10mila, con prevalenza di donne eritree, capoverdiane e latinoamericane. Oggi, invece, rappresentano l’85% degli 893.351 collaboratori domestici che operano in Italia e provengono soprattutto da: Romania, Ucraina, Moldavia, Filippine, Ecuador e Sri Lanka. I compiti che svolgono sono numerosi: cura della casa, baby sitting, cura del giardino, spesa e sempre più spesso assistenza a persone anziani o malate.

L’indagine è stata svolta attraverso la somministrazione di un questionario, composto da 49 domande. Le risposte date consentono di affermare che gli assistenti familiari stranieri sono fortemente motivati nel lavoro e molto legati alle loro famiglie. Il grado di soddisfazione per il proprio lavoro è molto alto, infatti circa l’84% degli intervistati afferma di svolgere con piacere il servizio presso la famiglia. Il 73,4% degli assistenti intervistati ha figli per lo più rimasti nei paesi di origine, molti tra questi lavoratori stranieri hanno conseguito un diploma di scuola secondaria, e circa il 18% è laureato.

Analizzando i dati, si evincono anche molti problemi, infatti, il 33,6% dei collaboratori domestici non fruisce di un giorno e mezzo di riposo alla settimana, come previsto dal contratto collettivo nazionale del settore, il 30,2% lavora più di 40 ore la settimana e il 18,3% non riesce a risparmiare.

L’indagine si sofferma ampiamente sugli obiettivi strutturali da raggiungere nel settore della collaborazione familiare: definire meglio la figura professionale dell’assistente familiare, incrementandone la formazione professionale, incentivare l’emersione del lavoro nero e una maggiore informazione circa i diritti e i doveri anche relativamente alle implicazioni fiscali, con particolare attenzione alla dichiarazione dei redditi, visto che il 52% del campione intervistato non la presenta.

Indagine sull’assistenza familiare in Italia: il contributo degli immigrati – scheda sintetica

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