Discriminazioni: per monitorarle arriva testing

Si chiama testing ed è una pratica per monitorare le discriminazioni, uno strumento inventato dal movimento dei diritti civili negli Stati Uniti per lottare contro la segregazione razziale, oggi usato da EGAM – General of the European Grossroots Antiracist Movement per testare l’accesso agli alloggi, al lavoro e al divertimento nei paesi europei.

Il 6 marzo scorso è stato avviato il monitoraggio in 14 paesi europei. La prima prova si chiama “Night” e ha coinvolto 35 locali notturni.

Sabato 13 marzo è toccato all’Italia con test che hanno riguardato 3 discoteche romane (Il Babel a Villa Borghese, l’OpenGate in via San Nicola da Salentino e il Gilda in via Mario De Fiori). Il testing è stato condotto grazie al supporto di alcuni testimoni: una coppia di italiani e una coppia straniera di nazionalità ecuadoriana. Non sono emersi segni di discriminazione a differenza di alcune realtà europee e spagnole in particolare.

Nessuna discriminazione legata, dunque, al divertimento, mentre più problematico risulta il tema casa. A parità di condizioni economiche infatti si preferisce affittare agli italiani piuttosto che agli stranieri. E la discriminazione aumenta se lo straniero è di pelle scura. Questo, si legge nella nota diffusa dall’Unar, avviene soprattutto negli annunci promossi da privati dove basta un accento straniero per essere discriminato. Le agenzie sono invece più attente a incorrere in palesi atti discriminatori soprattutto se molto conosciute. Ma non mancano annunci di privati su giornali come Portaportese che richiedono esperessamente solo inquiline italiane. Nella solo giornata di sabato su 50 testing effettuati con testimoni italiani e stranieri ben il 49,3% ha registrato elementi di discriminazione.

Il monitoraggio proseguirà con ulteriori testing che verranno realizzati sulle realtà coinvolte con scadenza periodica.

 

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