Il 20 giugno ricorre la Giornata internazionale del rifugiato indetta dall’ONU e celebrata per la prima volta il 20 giugno 2001, nel cinquantesimo anniversario della Convenzione di Ginevra del 1951 sullo statuto dei
rifugiati.

Quello del 20 giugno è un appuntamento che ogni anno permette di riflettere sulla condizione delle 80 milioni di persone che nel mondo sono state costrette a lasciare le proprie case e anche su quella delle
18.170 persone arrivate in Italia via mare solo nel corso del 2021 in cerca di un futuro migliore e più sicuro.

Abbiamo modo di fermarci a pensare che, dietro ai numeri, ci sono persone e che quei 2.224 minori soli arrivati sulle nostre coste da gennaio di quest’anno sono poco più che adolescenti senza i propri genitori. E’
l’occasione per pensare ai 76.744 richiedenti e titolari di protezione internazionale accolti in centri e progetti di accoglienza in tutta Italia e all’opportunità che potranno avere di vivere una vita migliore se ci
sarà una buona accoglienza. A tutti loro sono rivolti i servizi di Programma integra: corsi di lingua, formazione, inserimento lavorativo, ricerca casa, supporto socio legale.

Dal 2005 attraverso attività e percorsi sperimentali l’obiettivo di Programma integra è stato quello di includere le persone che hanno maggiori difficoltà a diventare parte della nostra società e cittadini delle nostre città.

Per i rifugiati, grazie a progetti e servizi specifici, abbiamo potuto realizzare in questi anni iniziative e azioni e sostenerli nel loro percorso di integrazione che li ha visti diventare a volte nuovi cittadini.

In questi anni abbiamo imparato che i progressi fatti non possono mai essere dati per scontati e che tanta strada c’è ancora da fare per migliorare la qualità dell’inclusione di chi cerca nell’Italia una nuova casa e una nuova opportunità. C’è tanto lavoro per sostenere una società più equa che garantisca pari opportunità. In questo giorno – ma non solo – ci uniamo al pensiero di tante Organizzazioni, di tanti rifugiati e di tante persone per ricordarci e ricordare che non dobbiamo smettere di accogliere e prenderci cura e che una società che include è una società migliore per tutti.

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