HRW: “crimini a sfondo razzista: la legge italiana non li punisce”

La violenza razzista e xenofoba non è considerata dalle autorità italiane un problema serio. In Italia mancano misure di prevenzione, un’adeguata formazione delle forze dell’ordine e una raccolta sistematica dei dati sui crimini a sfondo razzista. Queste alcune osservazioni diffuse da Human Rights Watch nel rapporto “L’intolleranza quotidiana: la violenza razzista e xenofoba in Italia”.

Tra il 2008 e il 2010 sono molti gli attacchi che hanno riguardato migranti e minoranze etniche nel nostro paese: i rom di Napoli, i lavoratori stagionali di Rosarno in Calabria, l’uccisione di Abdoul Guiebre, l’attacco di un gruppo di 20 persone contro i bengalesi proprietari di un bar a Roma. Si tratta di crimini motivati dall’odio razziale ma che tuttavia le autorità italiane non puniscono in maniera severa.

Come spiega HRW, la legge Mancino del 1993 è stata spesso interpretata dai pubblici ministeri e dai giudici come applicabile ai crimini unicamente motivati dall’odio razziale, lasciando che gravi crimini razzisti venissero perseguiti come si trattasse di reati comuni. La formulazione restrittiva della legge prevede infatti che il crimine sia considerato razzista solo se ha questa finalità e non considera la discriminazione razziale una delle motivazione del reato. Quindi crimini che hanno il razzismo tra le motivazioni che l’hanno determinati non sono registrati, indagati o perseguiti in quanto tali.

Il pubblico ministero del caso dell’uccisione di Abdoul Guiebre lo ha istruito come un crimine ordinario, per esempio, nonostante gli insulti razzisti scagliatigli contro dai suoi aggressori durante l’attacco. La violenza estrema nel gennaio 2010 a Rosarno sofferta dai lavoratori stagionali africani che si videro scatenati contro raid e sparatorie partite da macchine in corsa, in tre giorni di violenza di bande che causarono l’ospedalizzazione di almeno 11 migranti con gravi ferite, non ha portato a processi e condanne per crimini motivati dall’aggravante razzista. Solo tre italiani sono stati processati e condannati in connessione con questa violenza, durante la quale anche residenti locali e agenti di polizia hanno subito lesioni, alcune delle quali causate da immigrati durante la loro sommossa in protesta contro gli attacchi subiti dalle folle locali.

La poca attenzione riservata a questo fenomeno si riscontra anche negli scarsi strumenti sviluppati per monitorarlo. Solo di recente infatti l’Italia ha iniziato a raccogliere dati sui crimini razzisti. Tuttavia il Governo non pubblica statistiche su questi crimini. Inoltre non esiste alcun tipo di formazione per le forze dell’ordine e i pubblici ministeri in tema di individuazione, indagine e perseguimento della violenza razzista.

L’intolleranza quotidiana: la violenza razzista e xenofoba in Italia

 

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