Il portale Integrazione Migranti: cosa è e come funziona

Questo mese vi presentiamo il portale “Integrazione Migranti. Vivere e lavorare in Italia”, un progetto del Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali co-finanziato dal Fondo Europeo per l’Integrazione di cittadini di Paesi terzi, che si pone l’obiettivo di favorire l’accesso dei migranti a tutti i servizi offerti sul territorio, assicurando una corretta informazione quale presupposto per facilitare la loro integrazione nella società italiana. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Stefania Congia, Dirigente Politiche di integrazione e tutela dei minori stranieri del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Il portale Integrazione Migranti si propone come spazio virtuale dove fornire ai cittadini stranieri tutte le informazioni utili a facilitare il loro accesso ai servizi e il loro percorso di integrazione. Quali sono le principali tematiche affrontate e gli strumenti disponibili? 

Sarebbe bello possedere e poter trasferire ai cittadini stranieri ‘tutto’ il patrimonio informativo disponibile. Ricordo che il Portale, quale strumento definito dal Piano per l’Integrazione nella sicurezza nel giugno 2010, è stato messo in linea nel gennaio 2012 e si rivolge a tutti gli attori che a vario titolo si occupano di politiche di integrazione, nonché agli immigrati. Ha il pregio, quindi, innanzitutto di costituire un punto di riferimento istituzionale per le politiche di integrazione, favorendo il raccordo e la circolazione delle informazioni. Lo sforzo grande che stiamo mettendo in campo è quello di coordinare ed integrare il patrimonio informativo esistente, che nella realtà è frammentato nei diversi livelli di competenza istituzionale.
Con il Portale viene resa fruibile, inoltre, l’offerta dei servizi della rete pubblico-privato impegnata nelle attività di integrazione, mediante una rappresentazione georefenziata degli ambiti di intervento, riconducibili ai cinque assi definiti dal Piano per l’Integrazione: lingua italiana, lavoro, casa, servizi essenziali, mediazione interculturale. Tale attività ha consentito la creazione di una mappa dei servizi che valorizza il patrimonio informativo proveniente dagli Enti iscritti alla prima sezione del Registro delle Associazioni e degli Enti che svolgono attività a favore degli immigrati e lo arricchisce con le informazioni dei servizi di altre reti istituzionali (rete dei Comuni ANCI, Regioni). Ci stiamo attivando perché la mappatura dei servizi diventi sempre più ampia, coinvolgendo, con azioni di promozione sul territorio, i diversi soggetti che a vario titolo si occupano di integrazione. In particolare, un ruolo estremamente rilevante viene svolto dall’operato dei Consigli territoriali, grazie ad un precipuo compito di promozione del portale e di rilevazione dei fabbisogni territoriali.
Sottolineo che l’unico asse del Piano, che definirei disomogeneo, è il quinto, quello dei minori e delle seconde generazioni, che non si traduce immediatamente in servizi classificabili. Come anche la mediazione interculturale, nel Portale trattata come un servizio a sé stante, ma che in realtà sappiamo essere ormai sempre più una dimensione metodologica trasversale ed interna a qualsiasi servizio erogato.

Oltre a essere uno spazio di orientamento e informazione per i migranti, il portale è anche una vetrina per gli enti e le associazioni che si occupano di integrazione e inclusione sociale. Il progetto prevede anche degli strumenti per lo scambio di informazioni e buone pratiche, e per promuovere quindi il dialogo tra queste realtà sociali? 

Il Portale è un sito istituzionale e questo, insieme a costituire una grande novità rispetto alle informazioni integrate di cui possiamo disporre, pone dei limiti nei confronti di una realtà interattiva. Come più volte abbiamo sottolineato, l’apertura di vetrine specifiche dedicate al mondo del cosiddetto privato sociale (ad es. forum dedicati alle associazioni) non è possibile, perché in qualche misura dovremmo essere noi in grado di ‘moderare’ il dibattito, rischiando di discriminare la libera informazione.
Pensiamo che il terzo settore abbia un ruolo fondamentale, spesso complementare rispetto alle istituzioni, sulle politiche di integrazione che si realizzano nei diversi territori e per questo lo stimoliamo a trasferire nel Portale conoscenze e competenze di cui è portatore, offrendogli anche uno spazio di visibilità. Un dato interessante che posso riportarvi è che da quando il Portale è stato messo in linea sono aumentate le iscrizioni al Registro delle Associazioni.
Nel confermare il ruolo fondamentale che secondo noi riveste il terzo settore stiamo utilizzando un approccio di tipo partecipativo anche nel dialogo con i diversi territori. Nell’ambito delle attività di promozione del Portale, questa Direzione ha organizzato negli scorsi mesi tre seminari a Roma, Napoli e Milano con le Associazioni e gli Enti, iscritti al Registro nazionale, che svolgono attività a favore degli immigrati. La finalità degli eventi è stata quella di presentare in dettaglio il sito, accogliere suggerimenti e proposte, confrontarsi sulle esperienze territoriali e condividere modalità di lavoro e di networking. Gli incontri hanno avuto il merito di agevolare la costruzione di una rete per favorire lo scambio di informazioni e conoscenze fra i vari attori operanti nel settore e di promuovere l’utilizzo del Portale partecipando alla cornice istituzionale di cui è espressione (Ministro per la Cooperazione e l’Integrazione, Ministero dell’Interno, Ministero dell’Istruzione, Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali). Tra i suggerimenti che abbiamo accolto, e che saranno operativi entro il mese di giugno: mettere in linea la nuova homepage e un motore di ricerca che faciliti l’orientamento e l’accesso alle informazioni.


Il portale si inserisce all’interno delle azioni realizzate dal Piano per l’integrazione. Quali sono le novità apportate dal Piano e quali i risultati raggiunti finora in relazione a temi quali il lavoro e la formazione? 

Il Portale è già un risultato del Piano per l’integrazione. Il Piano ha il pregio di collegare a livello istituzionale per la prima volta i temi dell’educazione, del lavoro, dell’alloggio, dei servizi e delle giovani generazioni in modo unitario, sforzandosi di offrire una visione organica del fenomeno e delle politiche ad esso collegate.
In particolare sul tema lavoro e formazione, all’interno di una logica di continuità tra analisi previsionale del fabbisogno di manodopera, programmazione dei flussi concertata con i Paesi di origine, rafforzamento dei canali di ingresso qualificati, monitoraggio della disoccupazione e tracciabilità dei percorsi lavorativi dei cittadini stranieri, negli ultimi anni si sta lavorando in direzione di un rafforzamento di alcuni istituti giuridici previsti dal nostro ordinamento.
Faccio riferimento, ad esempio, all’utilizzo della formazione all’estero (ex art. 23 del TU), all’ingresso per tirocinio formativo (ex art. 27 lettera f del TU), o al permesso pluriennale per il lavoro stagionale in un’ottica di mobilità circolare. Si tratta di azioni istituzionali che dovrebbero condurre ad un’effettiva possibilità per imprese ed intermediari autorizzati di sviluppare opportune forme di selezione e reclutamento di lavoratori disponibili ad emigrare inserendoli in percorsi formativi che, intrecciando percorsi di politica attiva (a partire dal tirocinio formativo e dall’apprendistato), potenzino la loro occupabilità sul territorio italiano ed eventualmente nel Paese di origine. Il Ministero del Lavoro ha aperto Uffici di coordinamento locale nei Paesi di origine dei più consistenti flussi migratori con i quali ha sottoscritto accordi al fine anche di facilitare l’utilizzo di tali strumenti.
Mi sembra un ottimo risultato il fatto, poi, che l’art. 58 del Ddl sulla Riforma del mercato del lavoro preveda che il permesso per attesa occupazione abbia una durata non inferiore a 1 anno. Dalla riforma del mercato del lavoro arriva anche un’altra novità in tema di lavoro occasionale accessorio: i voucher che finora non consentivano né il rilascio, né il rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro, saranno, invece, computati ai fini del reddito necessario per il permesso.

Il lavoro in particolare rappresenta l’elemento chiave di qualsiasi processo di integrazione sociale ed economico. Quali sono gli strumenti del portale dedicati alla facilitazione dell’accesso al mercato del lavoro?

Dobbiamo sempre ricordarci che anche nel nostro Paese la crisi economica incide profondamente nelle traiettorie professionali ed occupazionali delle persone e che la vita dei cittadini stranieri è fortemente condizionata da questa situazione, nonostante il mercato del lavoro abbia dimostrato una tenuta inaspettata.
Inoltre, la variabile povertà, come ci avvertono le statistiche ufficiali, unifica spesso il destino dei cittadini, siano essi italiani o stranieri, anche negli interventi e nelle azioni di integrazione e di inclusione che si realizzano nei diversi territori.
Il Portale, in queste condizioni, non può fare miracoli. Può, piuttosto, contribuire a favorire la circolazione di strumenti conoscitivi, di interventi realizzati, sia a livello istituzionale che dal basso, a supporto dei percorsi di integrazione lavorativa: formazione mirata (anche linguistica), accompagnamento, riqualificazione e orientamento.
Inoltre, può indirizzare in modo analitico le informazioni verso i luoghi preposti a tale funzione: il banner di Clic Lavoro è a tal fine ben evidenziato nell’homepage.

www.integrazionemigranti.gov.it

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