‘Incontro all’integrazione’: da un talk show la storia e l’analisi delle politiche di accoglienza e integrazione

La nascita del Piano Nazionale Asilo e poi la sua stabilizzazione con lo SPRAR. La creazione di una rete di orientamento al lavoro e di strumenti di inserimento socio-economico che partano dalla vocazione delle persone. Il tema della rappresentatività dei rifugiati, il diritto alla salute e la nascita di ambulatori ad hoc per la protezione della salute dei migranti. La prima accoglienza e l’importanza di investire sui richiedenti asilo prima che perdano motivazione. L’abitare come parte fondamentale di qualsiasi processo di integrazione. Questi alcuni dei temi affrontati durante la Tavola rotonda ‘Incontro all’integrazione. Il contributo di Roma nei percorsi di migranti e rifugiati’ che si è svolta ieri presso il Centro cittadino per le migrazioni, l’asilo e l’integrazione sociale di Roma Capitale per celebrare i 10 anni di Programma integra.


Due gli assi attraverso i quali si è sviluppato il dibattito: quello temporale – a partire dalla nascita del Piano Nazionale Asilo all’inizio del 2000, passando per l’istituzione dello SPRAR – Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, fino ad arrivare ai giorni nostri – e quello dell’analisi per riflettere su opportunità e criticità e delineare nuove proposte per rendere più efficiente il sistema di accoglienza e integrazione della città.

12 i relatori intervenuti, tutti con lunga esperienza nel settore, che hanno interagito come in un talk show con brevi interventi e la facilitazione di Maurizio Saggion, direttore della Fondazione Roma Solidale.

Partiamo dai numeri. Per contestualizzare il fenomeno migratorio è intervenuto Ugo Melchionda, presidente del Centro studi e ricerche IDOS. ‘Nel 2000 i migranti nel mondo erano circa 175 milioni e i rifugiati circa 20 milioni, nel 2005 i migranti sono passati a 200 milioni e i rifugiati a 37 milioni, oggi i migranti sono 230 milioni e i rifugiati quasi 60 milioni. Sono numeri questi che ci raccontano di una crisi mondiale’.

Nella breve storia di immigrazione dell’Italia, un primo dato storico importante è la nascita del PNA – Piano Nazionale Asilo che, ha ricordato Daniela di Capua, direttrice del Servizio Centrale SPRAR ‘è stato un esperimento, un colpo di scena positivo, la creazione di un sistema che anni dopo è stato confermato e stabilizzato con lo SPRAR’.

‘Oggi abbiamo assistito a un forte ampliamento dello SPRAR. Si è passati da 3mila posti – ha proseguito Di Capua – a 20mila. E’ stato un grosso rischio, ma un rischio che bisognava correre’. Nel corso della mattinata Di Capua ha fatto cenno anche alle criticità che riguardano Roma, un territorio che presenta grandi numeri di rifugiati. ‘Il malaffare di Roma – ha precisato – ha a che fare con tante cose, il verde pubblico, i trasporti, la gestione dei rifiuti, non solo l’accoglienza. Tuttavia ci sono ottimi progetti di accoglienza anche a Roma. Dobbiamo continuare a puntare sull’accoglienza e contrastare la creazione di grandi centri privilegiando l’accoglienza diffusa’.

Ma serve anche puntare di più sulla prima accoglienza. Secondo Simone Andreotti, presidente di In Migrazione, ‘manca un sistema di prima accoglienza che sappia prendersi cura dei richiedenti asilo. Si investe solo sui rifugiati. E i richiedenti asilo che attendono mesi per avere uno status, perdono motivazione e con questo fiducia. Il centro di accoglienza – ha proseguito – è quel luogo sicuro che rappresenta solo una parte del percorso migratorio. Un modo per mettere in contatto i migranti forzati con una parte bella del nostro paese’.

Nel corso della mattinata si è parlato anche di diritti. E’ intervenuta Beatriz Paucara, referente della Consulta per l’integrazione dei cittadini stranieri del Municipio VII, che ha ricordato la nascita delle consulte come strumento per il supporto ai processi di integrazione. Il tema della rappresentatività dei rifugiati è stato affrontato da Pietro Benedetti del Centro Astalli, secondo il quale, ‘ i rifugiati ci chiedono di avere un ruolo più centrale nelle decisioni’.

E poi sono stati affrontati a più riprese i 5 pilastri dell’integrazione: lingua, salute, formazione, lavoro, casa.

‘Ci sono malattie – ha spiegato Giancarlo Santone, psichiatra del SaMiFo – Salute Migranti Forzati – i cui sintomi possono ritardare o addirittura ostacolare i processi di integrazione. A Roma su questo tema molto è stato fatto. Nel 2000 è nato il primo ambulatorio rivolto ai migranti, nel 2006 il SaMiFo. Oggi –ha aggiunto Santone – stiamo scrivendo delle linee guida per la presa in carico delle vittime di traumi e tortura’.

Tema centrale è poi il lavoro. ‘Sull’orientamento al lavoro, 15 anni fa non c’era nulla. Oggi – ha spiegato Umberto Saita, responsabile del COL – Centro Orientamento al Lavoro Tiburtino III del Comune di Roma – abbiamo un soggetto pubblico che si occupa di politiche del lavoro. Siamo nati per tutti e poi lungo la strada abbiamo incontrato i rifugiati. Per loro oggi mettiamo a disposizione strumenti per l’inclusione socio-lavorativa che partano dalla loro vocazione’.

Altro tassello è quello della formazione. ‘Dobbiamo sempre più puntare su percorsi che non escludano e ghettizzano, ma che siano luoghi di incontro di persone con storie diverse. Da molti anni – ha sottolineato Gianni del Bufalo, direttore della Fondazione Il Faro – mettiamo nelle classi di formazione professionale giovani non solo migranti e rifugiati ma anche italiani che vogliono imparare un mestiere’.

E poi continuare a puntare sulla lingua italiana. Lo ha ribadito Marco Cappuccino, presidente di Civico Zero, ‘un’attività fondamentale per l’integrazione dei minori stranieri non accompagnati che va proposta con una didattica che parta dal fare insieme’.

La questione dell’abitare, dopo la lingua, è l’altro tassello fondamentale dei percorsi di integrazione. ‘La casa è un tema cruciale di chi sta a Roma e riguarda tutti – ha detto Gianfranco Zucca, ricercatore di IREF – Istituto di Ricerche Educative e Formative delle ACLI – dobbiamo investire energie e risorse per creare una città che sappia mantenere la coesione. Ripensiamo una città dove possano esserci forme di coabitazione diverse, dal cohousing al recupero di edifici abbondonati e non utilizzati’.

‘In questi tempi di crisi, dobbiamo continuare a fare la nostra parte – ha dichiarato Valentina Fabbri, presidente di Programma integra – e se le istituzioni ritardano nel mettere a punto delle leggi che ci diano degli strumenti, costruiamoli noi. Possiamo partire da un riconoscimento informale delle qualifiche e competenze dei rifugiati perchè tanto quello formale non c’è, dando loro così una possibilità di utilizzare il proprio know how’.

Per Lorenzo Chialastri, responsabile dell’Area Immigrazione di Caritas di Roma, ‘c’è bisogno di una cabina di regia. Al Comune chiediamo di fare da cabina di regia, per pensare insieme a delle soluzioni di accoglienza dopo lo SPRAR che possano essere meno gravose per lo Stato’.

Tutti questi spunti devono diventare presto azioni. Ugo Melchionda, presidente del Centro studi e ricerche Idos, ha infatti ricordato che ‘nel 2015 l’Italia dopo oltre 40 anni ha avuto un saldo migratorio negativo, ovvero il numero degli italiani in uscita è stato maggiore degli stranieri che hanno scelto il nostro paese. Dobbiamo andare oltre l’integrazione e iniziare a parlare di cointegrazione, un processo in cui si dà e si riceve. C’è infatti un diritto all’integrazione ma anche un dovere di integrarsi’.

A settembre Programma integra pubblicherà un documento di sintesi contenente tutte le riflessioni, gli spunti e le proposte emersi nel corso della Tavola rotonda per dare così un contributo al miglioramento del sistema di accoglienza e delle politiche di integrazione della nostra città. Un modo questo per festeggiare i 10 anni di attività continuando a perseguire la nostra mission ‘attivare e sostenere i processi di integrazione sociale di migranti e rifugiati al fine di favorire l’avvio di percorsi di autonomia sostenibili e duraturi e contribuire al benessere e allo sviluppo della comunità’.

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