Il coming out viene spesso raccontato come un momento liberatorio, quasi fosse il punto di arrivo di un percorso personale: trovare il coraggio, pronunciare alcune parole, sentirsi finalmente sé stessə. È una rappresentazione rassicurante, ma incompleta.
Il coming out non avviene nel vuoto. Avviene dentro una famiglia, a scuola, sul lavoro, tra amic3, nei servizi pubblici, nello sport, nei luoghi di cura. E la possibilità di parlare apertamente del proprio orientamento sessuale o della propria identità dipende anche da ciò che si rischia di perdere facendolo: relazioni, sicurezza, casa, lavoro, riconoscimento, tranquillità.
Per questo la Giornata Internazionale del Coming Out non dovrebbe essere ridotta a una celebrazione simbolica. È soprattutto un’occasione per interrogarsi sulle condizioni concrete che permettono – oppure rendono difficile – essere visibili.
È da questa prospettiva che, il 6 ottobre 2026, dalle 15.00 alle 18.00, nella Sala Rossa del Municipio VII di Roma, in Piazza di Cinecittà, lo Sportello LGBTQ+ promuove un evento pubblico dedicato al significato del coming out nella vita delle persone e nella società.
Il coming out non finisce quando viene detto, non coincide con una frase, né può essere racchiuso in un unico momento. È piuttosto una soglia che può ripresentarsi nel corso della vita: ogni volta che ciò che siamo incontra lo sguardo delle altre persone.
È il punto in cui una parte intima della propria identità entra nello spazio delle relazioni e diventa visibile. E proprio in quella soglia si misura qualcosa che riguarda tuttə: la distanza che ancora esiste tra essere sé stessə e poterlo essere senza paura.
Per questo il coming out non parla soltanto di chi lo fa. Parla anche della società che lo accoglie.
Ogni nuovo ambiente può riproporre la stessa domanda: posso raccontare chi sono senza che questo cambi il modo in cui verrò trattatə?
È qui che un’esperienza apparentemente privata assume una dimensione sociale.
Una società realmente inclusiva non si misura dal numero di persone disposte a dichiararsi, ma dalle conseguenze che una persona deve mettere in conto prima di poterlo fare. Il punto, quindi, non è chiedere alle persone LGBTQIAP+ di essere più coraggiose. È chiedersi perché, ancora oggi, in determinati contesti sia necessario esserlo.
E c’è un altro punto da affermare con chiarezza: nessunə è tenutə a fare coming out. Non è una prova di autenticità, un obbligo morale o una tappa da raggiungere. Decidere se, quando, come e con chi parlare di sé appartiene esclusivamente alla persona interessata. Anche non farlo può essere una scelta legata alla propria sicurezza, alla propria storia e al contesto nel quale si vive.
Esperienze, strumenti e confronto
L’incontro promosso dallo Sportello LGBTQ+ affronterà il coming out da prospettive differenti, mettendo insieme istituzioni, esperienze personali, competenze professionali e confronto con chi parteciperà.
Ad aprire il programma saranno i saluti istituzionali di Rosa Ferraro, Presidente della Commissione IV – Politiche Sociali e per l’integrazione sociosanitaria – Politiche abitative del Municipio VII; Flavia Cardini, Presidente della Commissione Pari Opportunità e P.O. del Municipio VII; Adriana Rosasco, Assessora alle Politiche Sociali e per l’integrazione socio-sanitaria, alle politiche per l’integrazione e l’intercultura, abitative, di genere e pari opportunità del Municipio VII; e Valentina Fabbri, Presidente di Programma integra.
Marina Marini, educatrice, pedagogista, counselor e operatrice dello Sportello LGBTQ+, approfondirà quindi l’importanza e il significato della Giornata Internazionale del Coming Out. Nel corso dell’incontro saranno inoltre proposte letture dedicate al coming out di persone celebri: storie diverse attraverso le quali osservare come il racconto pubblico della propria identità cambi a seconda dell’epoca, del contesto e della posizione sociale della persona che ha deciso di esporsi.
Quando il coming out entra nelle relazioni
Una parte centrale dell’incontro sarà affidata alla testimonianza di Barbara Cambareri e Samuel Riccardo Ela Oyana, madre e figlio, che racconteranno la loro esperienza legata al momento del coming out.
Perché il coming out appartiene a chi decide di farlo, ma dal momento in cui viene pronunciato entra nelle mani anche di chi ascolta. E può incrinare aspettative, rompere immagini costruite nel tempo, far emergere paure, ripensamenti. E una reazione non è mai neutra: può accogliere o ferire, avvicinare o allontanare. Per chi si è espostə, ciò che accade dopo quelle parole lascia sempre un segno profondo.
Portare questa esperienza all’interno di un incontro pubblico significa uscire dalle formule astratte e parlare di ciò che accade realmente quando qualcosa che magari era stato intuito, nascosto o semplicemente mai nominato viene finalmente detto.
Non basta dire “sii te stessə”
La dott.ssa Valentina Porretta, Coordinatrice delle consulenze di orientamento e psico-educative del servizio nazionale Gay Help Line, interverrà sugli strumenti utili per attraversare il coming out.
È un passaggio importante perché sposta l’attenzione dalla retorica del “sii te stessə” a una questione molto più concreta: come ci si prepara a una situazione nella quale non è possibile prevedere completamente la reazione delle altre persone?
Valutare il contesto, riconoscere le proprie risorse, individuare persone affidabili e sapere a quali servizi rivolgersi può fare una differenza sostanziale. Parlare di coming out significa quindi parlare anche delle reti professionali e sociali che possono accompagnare chi ne sente la necessità.
L’incontro prevede inoltre uno spazio dedicato alle domande e al confronto con le persone presenti, perché dubbi, esperienze e problemi non possono essere affrontati soltanto attraverso interventi frontali.
Uno Sportello LGBTQ+ sul territorio, anche dopo il 6 ottobre
La giornata sarà anche l’occasione per Antonella Ugirashebuja, operatrice dello Sportello, per raccontare il lavoro e promuovere le attività dello Sportello LGBTQIAP+ del PUA del Municipio VII, gestito da Programma integra.
Ed è un passaggio essenziale: una giornata internazionale acquista senso se ciò di cui si parla durante un evento trova continuità nella vita quotidiana.
Informazione, orientamento e ascolto devono avere luoghi riconoscibili anche il giorno successivo, quando una persona ha una domanda concreta, sta attraversando una difficoltà, cerca informazioni o semplicemente ha bisogno di confrontarsi con qualcunə.
La Giornata Internazionale del Coming Out pone, in definitiva, una domanda tutt’altro che astratta: quanto costa ancora, nella vita reale, raccontare alle altre persone chi si è?
La risposta non può essere affidata esclusivamente alla forza individuale delle persone LGBTQIAP+, riguarda famiglie, scuole, luoghi di lavoro, servizi, istituzioni e comunità.
Perché l’obiettivo non è convincere qualcunə a fare coming out, ma creare le condizioni affinché chi decide liberamente di farlo possa scegliere quando, come e con chi raccontarsi senza essere costrettə a mettere sulla bilancia la propria sicurezza, le proprie relazioni o i propri diritti.
Giornata Internazionale del Coming Out – evento promosso dallo Sportello LGBTQ+
6 ottobre 2026 | dalle ore 15.00 alle ore 18.00
Sala Rossa del Municipio VII – Piazza di Cinecittà, Roma
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Per informazioni: sportellolgbtqmun07@programmaintegra.it






