Quando la sicurezza nasce dalle relazioni: il Welfare di Comunità di via dei Colombi raccontato al XXI Osservatorio sulle Migrazioni

Dalla “scatola nera” di via dei Colombi a un luogo aperto al quartiere

Ci sono luoghi che, nel tempo, finiscono per essere identificati più con le paure che con le persone che li abitano. E poi ci sono storie che dimostrano come quei luoghi possano cambiare, diventando spazi di incontro, fiducia e partecipazione.

È la storia del Centro di via dei Colombi 190, nel VI Municipio di Roma, raccontata da Programma integra il 24 giugno in occasione del XXI Osservatorio sulle Migrazioni a Roma e nel Lazio, storico appuntamento promosso dal Centro Studi e Ricerche IDOS: un’importante occasione di confronto, approfondimento e condivisione tra istituzioni, enti del Terzo Settore, ricercatrici e ricercatori, operatrici e operatori impegnati ogni giorno sui temi delle migrazioni e dell’inclusione.

Per molti anni il Centro di via dei Colombi è stato percepito come un luogo separato dal quartiere: una struttura dedicata all’accoglienza di persone straniere non accompagnate, ma anche uno spazio attorno al quale si erano sedimentati diffidenza, stereotipi e incomprensioni. In un territorio già attraversato da fragilità sociali ed economiche, quella distanza aveva finito per alimentare tensioni e conflitti.

Oggi quella realtà è profondamente cambiata.

Quello che un tempo sembrava una barriera è diventato un punto di incontro tra cittadine e cittadini, associazioni, istituzioni e ragazze e ragazzi accolti nel Centro. Un luogo aperto, attraversato da persone, idee, attività condivise e relazioni che contribuiscono a rendere il quartiere più vivo e più sicuro.

Questa esperienza è stata raccontata da Ibrahim Kanj, Responsabile dell’Area Inclusione di Programma integra, durante il secondo panel della giornata, dedicato alle esperienze territoriali. Il suo intervento ha ripercorso il cammino del progetto “Welfare di Comunità Colombi”, illustrato anche nel contributo pubblicato all’interno del Rapporto insieme alla Presidente di Programma integra, Valentina Fabbri, dal titolo “I territori come nuovi protagonisti del welfare: l’esperienza del progetto Welfare di Comunità di via dei Colombi 190”.

Il XXI Osservatorio restituisce una fotografia significativa della realtà migratoria del Lazio: oltre 651.000 cittadine e cittadini di origine straniera contribuiscono oggi alla tenuta demografica, sociale ed economica della Regione, mentre rimangono aperte sfide importanti legate all’accesso alla casa, ai servizi e ai percorsi di inclusione. In questo scenario, l’esperienza di via dei Colombi dimostra come le risposte più efficaci possano nascere proprio dai territori, attraverso il coinvolgimento delle comunità e la costruzione di relazioni di fiducia.

Il progetto prende avvio nel novembre 2024 da un percorso di co-progettazione promosso da Roma Capitale insieme a un partenariato composto da Programma integra, Il Cammino, FAI, Parsec e Spes Contra Spem. Fin dall’inizio l’obiettivo non è stato semplicemente migliorare la gestione di un centro di accoglienza, ma trasformarne il ruolo all’interno del quartiere.

La domanda di partenza era semplice quanto ambiziosa: come può un luogo percepito come una “scatola nera” diventare una risorsa per tutta la comunità?

La risposta è arrivata attraverso un modello fondato sul welfare di comunità e sulla partecipazione attiva. Non un progetto realizzato per il territorio, ma un progetto costruito insieme al territorio, valorizzando le energie già presenti e mettendo in rete istituzioni, scuole, associazioni, attività commerciali, cittadine e cittadini e ragazze e ragazzi accolti nel Centro.

Da questa visione sono nate attività di educativa di strada, percorsi di mediazione sociale e culturale, corsi e laboratori aperti a tutta la cittadinanza, spettacoli, eventi pubblici e iniziative che hanno restituito gli spazi del Centro al quartiere.

Il cambiamento si è visto soprattutto nelle relazioni.

Le ragazze e i ragazzi accolti nel Centro hanno iniziato a partecipare alla vita della comunità, prendendosi cura degli spazi comuni insieme alle persone residenti, collaborando con le associazioni del territorio e contribuendo alle iniziative del quartiere. Allo stesso tempo, il Centro ha aperto le proprie porte alla cittadinanza, trasformandosi in uno spazio condiviso di incontro, formazione e partecipazione.

I numeri raccontano una parte di questo percorso: circa 1.300 persone coinvolte, 15 eventi realizzati, 10 corsi e laboratori attivati e una rete composta da 13 associazioni territoriali. Ma ciò che conta maggiormente è il cambiamento culturale che questi numeri rappresentano: la dimostrazione che la collaborazione tra istituzioni, Terzo Settore e comunità locale può generare opportunità che vanno ben oltre i confini dell’accoglienza.

Nel suo intervento, Ibrahim Kanj ha ricordato come la lezione più importante maturata in questi mesi possa essere riassunta in un principio tanto semplice quanto potente: la sicurezza non nasce dall’isolamento, ma dalla qualità delle relazioni che una comunità è capace di costruire. Quando le persone si incontrano, si conoscono e condividono responsabilità, crescono la fiducia reciproca, il senso di appartenenza e la capacità di prendersi cura degli spazi comuni.

Tra i contributi pubblicati nel Rapporto del XXI Osservatorio sulle Migrazioni figurano tre approfondimenti firmati da professioniste e professionisti di Programma integra. Oltre all’articolo dedicato al Welfare di Comunità, il Rapporto ospita “Riconoscimento giuridico di identità sociali invisibili e marginalizzate: la comunità rom di Castel Romano”, a cura di Cristina Baroni, Giordana Canarezza, Federica Donati, Emanuele Petrella e Alexandra Nicoleta Popescu e “Accesso al conto corrente di base e inclusione lavorativa dei migranti: il lavoro della Rete Accoglienza Integrata nel territorio romano”, a cura di Emanuele Longari.

Tre contributi diversi, uniti da una stessa convinzione: costruire inclusione significa lavorare contemporaneamente sui diritti, sulle opportunità e sulle relazioni. Perché è proprio nei territori, attraverso il dialogo, la collaborazione e la partecipazione delle comunità, che prendono forma cambiamenti capaci di durare nel tempo.

A Centro Studi e Ricerche IDOS va il nostro sincero ringraziamento per continuare a offrire, anno dopo anno, uno spazio prezioso di analisi, confronto e riflessione sui fenomeni migratori e sulle politiche di inclusione, mettendo in dialogo ricerca, istituzioni, Terzo Settore e tutte le persone che operano quotidianamente nei territori.

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