Stranieri in Italia: sono oltre 5 milioni, i dati del Dossier Immigrazione 2014 del Centro Idos

In Italia i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sono 5.364.000, il 52,7% di questi sono donne. Tra le nazionalità maggiormente rappresentate troviamo al primo posto i cittadini rumeni, seguiti da marocchini e albanesi. Sono 2,4 milioni i lavoratori stranieri nel nostro Paese, l’87,1% di questi svolge un lavoro dipendente. Le discriminazioni nell’accesso all’alloggio rappresentano il 5,1% delle denunce pervenute all’Unar nel 2013. Questi alcuni dei dati diffusi dal Dossier Statistico Immigrazione 2014, presentato mercoledì a Roma e realizzato dal Centro studi e ricerche Idos per conto dell’Unar – Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali.

Provenienze. In Italia i cittadini stranieri regolarmente soggiornanti sono 5.364.000, registrando un’incidenza sulla popolazione residente pari all’8,1% ( 1 cittadino straniero ogni 12 abitanti). I soggiornanti non comunitari sono 3.874.726. Il 52,7% dei residenti stranieri nel nostro Paese è costituito da donne. Tra le provenienze continentali, in base alle stime del Dossier, prevale l’Europa, con il 52,8%, seguita dall’Africa (20,9%), dall’Asia (18,3%) e dall’America (7,9%). I paesi di origine maggiormente rappresentati sono: Romania (933mila), Marocco (525mila), Albania (503mila), Cina (321mila), Ucraina (234mila), Filippine (166mila), Polonia (89mila), e Bulgaria (48mila). Le principali aree in cui risiedono i cittadini stranieri sono il Nord (60,1%) e il Centro (25,4%) e, a livello regionale, la Lombardia e il Lazio detengono il 35% dei residenti.

Flussi d’ingresso. Nel 2013 i visti rilasciati per soggiorni superiori a 90 giorni sono stati 169.055, di cui solo 25.683 per lavoro subordinato e 1.810 per lavoro autonomo. Attualmente a determinare la crescita della popolazione straniera sono soprattutto gli ingressi per ricongiungimento familiare (76.164 visti) e la nuove nascite (77.705). Un dato in crescita nel 2013 sono le 100.712 acquisizioni di cittadinanza italiana, quasi raddoppiate rispetto al 2012. Il Dossier raccoglie anche i dati relativi alle persone non autorizzate all’ingresso e alla permanenza in Italia: nel 2013 sono state 7.713 quelle intercettate alle frontiera italiane, 8.769 i rimpatriati e 13.529 quelle intimate di espulsione ma non ottemperanti a tale obbligo. Mentre i cittadini stranieri trattenuti all’interno dei 10 Cie – Centri di identificazione ed espulsione italiani sono stati 6.016.

Asilo. Lo scorso anno sono giunti in Italia 43mila migranti, mentre nei primi nove mesi nel 2014 gli arrivi sono stati oltre 130mila. Nel 2013 sono state presentate 26.620 richieste di protezione internazionale, ne sono state esaminate 23.565, il 61,1% di queste è stato accolto.

Lavoro. Sono 2,4 milioni gli occupati stranieri in Italia, l’87,1% svolge un lavoro dipendente, e sono principalmente occupati nei servizi (63,6%) e nell’industria (31,7%). Alla fine del 2013 si contavano in Italia 3 milioni e 113mila disoccupati, di cui 493mila stranieri. Tra i cittadini stranieri il tasso di disoccupazione è salito al 17,3% nel 2013 e di conseguenza il tasso di occupazione è sceso al 58,1%. Lo scorso anno è cresciuto anche il divario della retribuzione netta mensile percepita in media dagli stranieri (959 euro, -27% rispetto ai 1.313 euro dei lavoratori italiani), così come tra i primi risulta più elevata l’incidenza dei sottoccupati. Diventa sempre più forte il fenomeno del ‘demansionamento’ dei lavoratori stranieri, il 35,3% svolge professioni non qualificate (in particolare nei servizi domestici e alberghieri) e quasi altrettanti sono impiegati come operai (32,6%), mentre il 26% lavora da impiegato e solo il 6,1% svolge professioni qualificate. Il superamento di questa posizione subalterna non avviene neanche dopo una lunga permanenza in Italia, né a fronte di un livello di formazione avanzato, infatti 1 milione di stranieri, pari al 41,1% degli occupati, possiede un grado di istruzione più elevato rispetto alle mansioni che svolge, a dimostrazione che il livello di studi degli immigrati è generalmente medio-alto (il 10,3% ha una laurea e il 32,4% un diploma: dati del Censimento 2011).

Discriminazioni. Quest’anno il Dossier ha dedicato un’attenzione specifica alla rilevazione di situazioni di discriminazione degli immigrati in diversi ambiti di inserimento nella società italiana. Sono stati messi a punto 4 indicatori statistici di discriminazione riguardanti: l’accesso alla casa, la canalizzazione verso gli studi superiori, il tasso di impiego lavorativo e la tenuta occupazionale. I casi di discriminazione segnalati all’Unar nel 2013 sono stati 1.142, dei quali il 68,7% su base etnico-razziale, consistenti sono anche i casi di discriminazione nei contesti di vita pubblica (20,4% del totale), nell’accesso al lavoro (7%), mentre il 5,1% ha riguardato l’accesso alla casa. L’accesso all’abitazione assume una particolare importanza in quanto è diventato più problematico a causa della crisi del settore: secondo i dati di Scenari Immobiliari, le 40mila compravendite effettuate da stranieri nel 2013 sono meno della metà rispetto a quelle degli anni antecedenti la crisi (erano state 135mila nel 2007). Ne è conseguita una maggiore canalizzazione nel mercato degli affitti (spesso discriminatorio) e nei bandi dell’edilizia residenziale pubblica.

Dossier Statistico Immigrazione 2014 – ‘Dalle discriminazioni ai diritti’- Rapporto Unar 2014 – Scheda di sintesi

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