Tar Lombardia: giusto il diniego alla domanda di emersione se il rapporto di lavoro è finto

Il Tar della Lombardia, con la sentenza n.01384 del 23 maggio 2013, ha rigettato il ricorso di un cittadino straniero, al quale è stata diniegata la domanda di emersione del rapporto di lavoro.

I fatti: il cittadino straniero aveva presentato domanda di emersione, ma in seguito ad accertamenti svolti dalla pubblica amministrazione è stato riscontrato che non sussisteva nessun rapporto di lavoro, quindi la Prefettura di Sondrio ha rigettato la domanda. Il cittadino straniero ha fatto appello al decreto di diniego adducendo due motivazioni: la prima è che l’atto di diniego del permesso di soggiorno non era stato tradotto nella sua lingua madre, la seconda contesta la mancata emissione del preavviso di rigetto dell’istanza presentata. Inoltre, la difesa ha contrastato il parere della pubblica amministrazione ribadendo che il datore aveva pagato il contributo forfettario di € 1000 oltre ai 3 versamenti effettuati all’Inps per i contributi dovuti per il rapporto di lavoro domestico.

La sentenza: i giudici del Tar della Lombardia hanno confermato il diniego emesso dalla pubblica amministrazione, in quanto in merito alla traduzione dell’atto di diniego la giurisprudenza evidenzia che la mancata traduzione non vizia l’atto stesso, ma può al massimo incidere sulla decorrenza dei termini per l’impugnazione, la traduzione risulta essere obbligatoria soltanto nei casi di espulsione (art. 13, comma 7, d.lgs. 286/98). Inoltre, anche se fosse stato emesso un preavviso di rigetto della domanda presentata dal cittadino straniero non avrebbe cambiato il parere alla base del diniego, poiché in base agli accertamenti effettuati dalla Questura il rapporto di lavoro sul quale si era fondata l’istanza era risultato fittizio. Il Tar ha quindi stabilito che il ricorso fosse infondato, e che in presenza di un fittizio rapporto di lavoro è giusto rigettare una domanda di emersione.

Sentenza n.01384_Tar Lombardia_ diniego emersione

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